Le nostre idee programmatiche

  1. La Toscana ha bisogno di un programma di trasformazione radicale qui elenchiamo alcune priorità
  2. Conversione Ecologica

    La conversione ecologica è la strada per una Toscana più giusta, sicura e sostenibile. Significa fermare le opere dannose e investire nella cura del territorio, nelle energie rinnovabili e nell’economia circolare. Un nuovo modello di sviluppo che valorizzi le comunità locali e protegga il futuro delle prossime generazioni.

    1. Stop al consumo di suolo e alle grandi opere dannose come il nuovo aeroporto di Firenze. Sì a infrastrutture locali che mettano in sicurezza chi abita il territorio e partecipino ad invertire la dinamica di spopolamento delle aree interne.
    2. Difesa delle montagne, dei fiumi e delle aree agricole, con un piano straordinario di cura e messa in sicurezza del territorio, essenziale per le comunità più esposte ai rischi del cambiamento climatico e delle aree interne colpite da alluvioni e dissesto.
    3. Sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili, che mettano insieme cittadini, famiglie e imprese locali, riducendo le bollette e liberandoci dalle fonti fossili. La Regione deve mettere a disposizione risorse e competenze perché comunità energetiche e solidali si diffondano rapidamente su tutto il territorio. Le istituzioni possono fare molto, come dimostra la nostra esperienza a Sesto Fiorentino!
    4. Una strategia “rifiuti zero” che riduca sprechi e inquinamento, investa in nuovi impianti di riciclo e riuso e promuova il trattamento a freddo dei rifiuti residui. Per creare una vera economia circolare.
  3. La mobilità come diritto

    La mobilità è un diritto e una condizione di uguaglianza territoriale. Una Toscana policentrica deve garantire collegamenti ferroviari e servizi di trasporto accessibili ovunque, riducendo disuguaglianze e isolamento. Investire sulla rete pubblica significa rafforzare coesione sociale, sostenibilità e sviluppo locale. L’interruzione della Faentina di questi anni e i disagi sulle altre linee regionali toscane ha mostrato chiaramente quanto un sistema di trasporto pubblico via treno capillare e funzionante sia chiave per mantenere viva la Regione nella sua interezza. 

    1. Potenziamento  della ferrovia lungo le assi storiche: Firenze-Prato-Pistoia-Lucca, Pistoia-Pracchia-Porretta-Bologna, Firenze-Faenza, Firenze-Siena-Grosseto, Stia-Arezzo, Arezzo-Sinalunga, Chiusi-Siena.
    2. Collegamenti sicuri e accessibili per le aree interne, non solo assi radiali da aree interne e capoluogo, ma anche collegamenti fra aree interne, trasporto a chiamata e soluzioni multimodali innovative.
  4. Sanità pubblica, vicina e universale

    La sanità pubblica è una competenza esclusiva della Regione,  quello che pensano e fanno i consiglieri regionali riguardo alla sanità è la singola cosa che più ha un impatto sulla nostra qualità della vita. Noi pensiamo che la sanità deve restare universale, essere sempre più accessibile e vicina ai cittadini. Investire nei servizi territoriali significa garantire cure tempestive, sostegno alle famiglie e attenzione a tutte le fasi della vita. No al ricorso crescente al privato: la salute è un bene comune.

    1. Rafforzamento dei servizi territoriali:  Case della salute declinate nelle specificità di ciascun territorio, che diano alla Medicina Generale più risorse e strumenti per rispondere alle necessità della cittadinanza soprattutto nei territori più lontani dagli ospedali.
    2. Potenziamento dei servizi per la salute materno-infantile nelle aree interne: garantire l’accesso alle visite ginecologiche e pediatriche e potenziare i servizi di salute riproduttiva, i corsi preparto e il sostegno post-nascita.
    3. Assistenza ed accompagnamento nelle ultime fasi di vita delle persone non autosufficienti con servizi che valorizzino la loro autonomia e siano economicamente sostenibili per le famiglie.
    4. La digitalizzazione è una grande occasione per mettere il nostro sistema sanitario in grado di rispondere meglio e con costi più contenuti ai bisogni di assistenza e cura della cittadinanza. Occorre accelerare sull’innovazione dei processi con i quali si erogano i servizi sanitari.
    5. Riduzione di tutti gli sprechi di risorse, ce ne sono ancora molti.  Riduzionedel consumo energetico degli ospedali attraverso l’utilizzo sistematico di pannelli solari, teleriscaldamento ed isolamento termico.
  5. Abitare

    La casa è il primo diritto sociale, perché senza casa non ci può essere né dignità né cittadinanza piena. Le politiche abitative devono superare la logica speculativa che ha reso la casa un privilegio, restituendole la sua funzione pubblica e sociale.

    1. Edilizia pubblica: più case popolari tramite il recupero del patrimonio ERP esistente ed il riuso di edifici dismessi
    2. Sostegno all’affitto: contributi per famiglie, giovani e studenti, e fondi contro la morosità incolpevole.
    3. Case sostenibili: incentivi alla riqualificazione energetica
  6. Sviluppo Economico ed Innovazione

    La grande sfida della Toscana è invertire la deindustrializzazione che sta portando a perdita di lavoro di qualità, ma farlo nel rispetto dei limiti del nostro ecosistema e realizzando gli obiettivi di decarbonizzazione e adattamento.

    1. Energia rinnovabile: aumentare la produzione diffusa di eolico, solare, idrico e geotermico, con impianti rispettosi degli ecosistemi. Obiettivi: ridurre i costi di produzione e accelerare la transizione verso un’economia sostenibile.
    2. Riconversione ecologica dei distretti produttivi: superare modelli insostenibili come lo sfruttamento intensivo del marmo e le monocolture che impoveriscono competenze e diversità produttiva, rilanciando settori produttivi avanzati e innovativi.
    3. Filiere locali e agricoltura di qualità: sostegno all’artigianato e alle produzioni agricole sostenibili per creare occupazione radicata nei territori.
    4. Riqualificazione energetica ed edilizia sostenibile: un piano regionale per ridurre sprechi, bollette e inquinamento attraverso l’efficienza energetica degli edifici.
    5. Bioeconomia e valorizzazione del suolo: incentivi all’uso sostenibile delle bio-risorse rinnovabili, protezione e rigenerazione del suolo a favore di giovani agricoltori, agricoltura biologica e biodinamica, mercati contadini e distretti biologici.
    6. Formazione: occorre rafforzare l’offerta di formazione professionale e continua, legandola ai settori strategici del futuro: energie rinnovabili, settore farmaceutico avanzato, agricoltura sostenibile, economia circolare, cura del territorio e dei beni comuni.
    7. Connettività digitale: una rete internet diffusa e veloce che consenta un maggiore utilizzo di lavoro da remoto, migliorando la qualità della vita nelle aree periferiche e contrastando lo spopolamento.
  7. Una regione che lavora per la convivenza pacifica dei popoli

    Anche se le competenze della regione sono limitate in questo ambito, è importante che le istituzioni toscane aumentino gli sforzi perché la violenza non sia mai usata come strumento per tentare di risolvere conflitti.

    1. Relazioni internazionali: esercitare pressione sui governi e orientare le scelte politiche verso la pace e la giustizia.
    2. Azione interna – proporre e praticare una politica e un’azione istituzionale fondate su ascolto, mediazione, ricerca di soluzioni condivise e resistenza non violenta.
  8. Cultura come volano di crescita per la comunità

    La cultura è un bene pubblico. Le politiche culturali devono tornare al centro e coinvolgere l’intera cittadinanza. La cultura è un diritto universale: deve essere accessibile a tutte e tutti e può diventare uno strumento prezioso di cura del territorio e dei suoi abitanti.

    1. Centralità sociale: ripensare la cultura come crescita delle comunità e come identità collettiva, non solo come motore economico.
    2. Innovazione: usare i canali digitali per estendere la fruizione culturale a un pubblico più periferico e diffuso.
    3. Giovani e intergenerazionalità: incentivare i talenti emergenti e sostenere iniziative che mettano in dialogo diverse generazioni.
    4. Valorizzazione dei territori: investire nelle istituzioni culturali locali, nei piccoli musei, nei teatri e nei festival non come meri attrattori di flussi turistici ma come presidi di comunità.
  9. Ecosistema naturale da difendere

    Lavorare per la concreta attuazione della Strategia Europea per la Biodiversità al 2030.
    Mancano solo 5 anni al 2030 e gli obiettivi che l’Unione Europea si è data per fermare la crisi, mondiale e locale, della biodiversità
    appaiono purtroppo molto lontani dal loro raggiungimento.
    Questo implica un piano urgente per arrivare al 30% di territorio e delle acque toscane protette.
    Le risorse spese nella protezione della biodiversità sono l’investimento migliore che possiamo fare per il nostro futuro.

    1. Non solo tutelare ma anche ripristinare gli habitat naturali, laddove degradati o scomparsi.  L’obiettivo “consumo di suolo zero” non è più sufficiente: puntare a un consumo di suolo con segno negativo, cioè al recupero di suolo naturale perduto.
    2. Gestione del patrimonio forestale: proteggere i boschi da tagli illegali o eccessivi, intensificare i controlli e rivedere leggi e regolamenti regionali per una gestione più sostenibile degli ecosistemi boschivi. Passare dall’attuale filiera “povera” del ceduo a una filiera del legno di qualità fondata sull’avviamento ad alto fusto, più duratura e sostenibile.
    3. Tutela di fauna, flora e habitat: uniformare le normative e i provvedimenti regionali alle indicazioni del mondo scientifico  avviando azioni concrete e sistemi di monitoraggio a lungo termine, con piani specifici per la tutela e il recupero delle specie a rischio.
    4. Maggiore integrazione e collaborazione tra i diversi enti che si occupano della manutenzione e gestione dei corsi d’acqua, minimizzando i tagli su sponde e alvei e garantendo una gestione delle alberature che rispetti biodiversità e biocomplessità.
    5. Tutela dei corsi d’acqua con politiche di rinaturalizzazione e recupero del patrimonio naturale, in linea con la EU Nature Restoration Law, rafforzando controlli e monitoraggi per contrastare inquinamento da rifiuti e sversamenti illegali.
    6. Tutela e gestione del reticolo idrografico minore: garantire manutenzione regolare degli alvei e dei corsi d’acqua minori per prevenire alluvioni e dissesto idrogeologico, salvaguardando comunità e territori esposti. Usare criteri di ingegneria naturalistica, abbandonando cementificazione e rettificazione dei corsi fluviali.
    7. Ottimizzazione delle attività di manutenzione del Consorzio di bonifica: realizzare piste adiacenti agli alvei per ridurre l’impatto su flora e fauna; limitare i tagli mantenendo liberi solo gli argini; sviluppare progetti locali calibrati su fauna e flora presenti; preservare le fasce riparie come fasce tampone lungo i terreni agricoli.
    8. Creare una task force di tecnici che monitori mensilmente il reticolo idrografico, anche nei periodi siccitosi, per programmare interventi mirati sulle criticità rilevate.

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