La conversione ecologica è la strada per una Toscana più giusta, sicura e sostenibile. Significa fermare le opere dannose e investire nella cura del territorio, nelle energie rinnovabili e nell’economia circolare. Un nuovo modello di sviluppo che valorizzi le comunità locali e protegga il futuro delle prossime generazioni.
La mobilità è un diritto e una condizione di uguaglianza territoriale. Una Toscana policentrica deve garantire collegamenti ferroviari e servizi di trasporto accessibili ovunque, riducendo disuguaglianze e isolamento. Investire sulla rete pubblica significa rafforzare coesione sociale, sostenibilità e sviluppo locale. L’interruzione della Faentina di questi anni e i disagi sulle altre linee regionali toscane ha mostrato chiaramente quanto un sistema di trasporto pubblico via treno capillare e funzionante sia chiave per mantenere viva la Regione nella sua interezza.
La sanità pubblica è una competenza esclusiva della Regione, quello che pensano e fanno i consiglieri regionali riguardo alla sanità è la singola cosa che più ha un impatto sulla nostra qualità della vita. Noi pensiamo che la sanità deve restare universale, essere sempre più accessibile e vicina ai cittadini. Investire nei servizi territoriali significa garantire cure tempestive, sostegno alle famiglie e attenzione a tutte le fasi della vita. No al ricorso crescente al privato: la salute è un bene comune.
La casa è il primo diritto sociale, perché senza casa non ci può essere né dignità né cittadinanza piena. Le politiche abitative devono superare la logica speculativa che ha reso la casa un privilegio, restituendole la sua funzione pubblica e sociale.
La grande sfida della Toscana è invertire la deindustrializzazione che sta portando a perdita di lavoro di qualità, ma farlo nel rispetto dei limiti del nostro ecosistema e realizzando gli obiettivi di decarbonizzazione e adattamento.
Anche se le competenze della regione sono limitate in questo ambito, è importante che le istituzioni toscane aumentino gli sforzi perché la violenza non sia mai usata come strumento per tentare di risolvere conflitti.
La cultura è un bene pubblico. Le politiche culturali devono tornare al centro e coinvolgere l’intera cittadinanza. La cultura è un diritto universale: deve essere accessibile a tutte e tutti e può diventare uno strumento prezioso di cura del territorio e dei suoi abitanti.
Lavorare per la concreta attuazione della Strategia Europea per la Biodiversità al 2030.
Mancano solo 5 anni al 2030 e gli obiettivi che l’Unione Europea si è data per fermare la crisi, mondiale e locale, della biodiversità
appaiono purtroppo molto lontani dal loro raggiungimento.
Questo implica un piano urgente per arrivare al 30% di territorio e delle acque toscane protette.
Le risorse spese nella protezione della biodiversità sono l’investimento migliore che possiamo fare per il nostro futuro.
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