Per un’Agricoltura Diversa, anzi Biodiversa e Sociodiversa

di Guido Scoccianti

L’agricoltura si è trasformata con l’evoluzione della società umana e questa ha potuto evolversi – in buona parte – grazie alle innovazioni nelle attività agricole. E’ evidente quindi come oggi, di fronte ad un mondo per molti aspetti nuovo, sia dal punto di vista sociale che ambientale, non possiamo pensare che l’agricoltura possa continuare ad essere gestita, in modo efficace ed adatto alle nuove necessità, senza modifiche sostanziali.

L’agricoltura è, in primis, ‘cibo’ che giunge tutti i giorni sulle nostre tavole ed è quindi elemento fondamentale di sussistenza e di equità.

Inoltre è evidentemente ‘salute’, perché da cosa mangiamo possono derivare importanti effetti positivi o negativi sul nostro benessere, sulla nostra vita.

Ma l’agricoltura è anche ‘clima’. Le emissioni dovute all’agricoltura, in particolare quelle collegate agli allevamenti di bestiame e all’uso di fertilizzanti, costituiscono il 10% delle emissioni europee di gas climalteranti. A questa quota andrebbero però aggiunte le emissioni dovute alla produzione dei mangimi importati da paesi extraeuropei per i nostri allevamenti, nonché il consumo di suoli capaci di immagazzinare CO2 – come le torbiere – , così come i consumi di energia diretti ed indiretti. Il fattore di gran lunga più importante (circa il 70% del totale) è dato dagli allevamenti animali a causa del processo di fermentazione a livello dell’apparato digerente degli animali stessi e a livello dei liquami derivati, sia che siano essi stoccati ovvero depositati sui suoli agricoli. Inoltre l’agricoltura, oltre ad essere uno degli ambiti di maggior impatto sul clima, è allo stesso tempo uno dei settori più esposti ai danni causati dai cambiamenti climatici.

Inoltre l’agricoltura è ‘biodiversità’. A causa del suo ruolo nel degrado e consumo di suolo, nella semplificazione degli ecosistemi, nella dispersione di sostanze tossiche, nel consumo di acqua, ed a seguito della sua azione, nel complesso, di ‘competizione’ per le risorse rispetto alle forme di vita vegetali ed animali selvatiche, l’agricoltura costituisce il primo fattore quanto ad impatto sulla diversità biologica in Europa (European Environment Agency – State of nature in the EU, 2020). Dalla conservazione della biodiversità in realtà l’agricoltura avrebbe non da perdere ma molto da guadagnare. Si pensi in tal senso alla possibilità di attingere a quella ricchezza genetica, oggi sempre più affievolentesi, che ci può fornire nuove risorse capaci di affrontare in modo più efficace future mutate situazioni ambientali, malattie ed altre situazioni di difficoltà. Ed un altro chiaro esempio di quanto la biodiversità non è antagonista ma sinergica con l’agricoltura è dato dall’attuale crisi degli insetti impollinatori, che, se non controvertita, rischia di mettere in ginocchio gran parte della nostra produzione agricola.

E, certamente, l’agricoltura è ‘economia’. E questo non solo per quanto riguarda tutta la catena produttiva e distributiva del cibo e connesse attività, con conseguente enorme indotto sia a livello di cifre complessive che di posti di lavoro, ma anche per quanto riguarda la destinazione dei fondi pubblici. Basti pensare che la PAC (Politica Agricola Comune) rappresenta oltre un terzo dell’intero budget dell’Unione Europea (oltre 400 miliardi di euro).

Tenendo tutto questo in considerazione, quello di cui abbiamo oggi bisogno è un’agricoltura sempre più sostenibile dal punto di vista ambientale, di minor impatto sul clima, più amica della biodiversità, più equa dal punto di vista sociale.

La Commissione Europea nel 2020 ha varato una nuova Strategia europea sull’agricoltura per il 2030, la Farm to Fork, che contiene importanti indicazioni in questo senso con una serie di obiettivi volti ad assicurare una migliore qualità della nostra produzione agricola insieme ad una sua maggiore sostenibilità ambientale. Si va da un aumento ad almeno il 25% del territorio agricolo gestito secondo i canoni dell’agricoltura biologica, alla destinazione del 10% delle superfici al mantenimento di ‘infrastrutture verdi’ ed elementi caratteristici del paesaggio agricolo tradizionale (in correlazione con la Strategia europea per la Biodiversità), dalla riduzione del 50% dell’utilizzo dei pesticidi ad una diminuzione dell’uso degli antibiotici negli allevamenti, dallo sviluppo della bioeconomia circolare in ambito agricolo all’utilizzo di fonti rinnovabili, dalla difesa del suolo e la riduzione di almeno il 20% nell’uso dei fertilizzanti entro il 2030 ad una serie di azioni volte a modificare la dieta dei cittadini europei verso una diminuzione dell’uso della carne ed uno spostamento verso prodotti ecosostenibili.

Si tratta di obiettivi importanti, anche se su alcuni aspetti si sarebbe dovuto osare di più, come sulla riduzione dei pesticidi o anche sul ridimensionamento del settore zootecnico che, come si è detto, ha un enorme impatto sul clima e attualmente ha dimensioni senza dubbio non sostenibili, con il 68% della superficie agricola destinato alla produzione animale (dati Eurostat 2019).

Tuttavia, la nuova Politica Agricola Comune recentemente approvata dal Parlamento Europeo ha, in parte, già tradito le indicazioni, contenute nella Strategia mantenendo un quadro che sostanzialmente permette la conservazione della situazione in essere, annacquando gli obiettivi e continuando a sostenere l’agricoltura e la zootecnia agroindustriale piuttosto che spostare l’ago della bilancia verso la produzione ecosostenibile e di qualità (sia dal punto di vista alimentare che ambientale e climatico).

A questo punto la partita, fondamentale per il nostro futuro, è passata nelle mani degli Stati membri, che devono elaborare i Piani Strategici Nazionali e con essi gli Eco-schemi, che dovrebbero guidare le future politiche agricole e, cosa di non poca importanza, la destinazione dei fondi, evidentemente cruciale se si vuole spostare l’equilibrio da pratiche che danneggiano l’ambiente a pratiche agricole virtuose sia dal punto di vista ambientale che degli equilibri socioeconomici delle zone rurali.

Un murales realizzato alla Fattoria di Mondeggi (FI) fonte: @mondeggi.benecomune

Purtroppo, dai primi segnali, gli Stati membri, piuttosto che recuperare ciò che la PAC aveva dimenticato della Strategia, stanno confermando il mantenimento della ‘vecchia’ agricoltura. Un dossier curato da WWF, European Environment Bureau e BirdLife International, pubblicato nel novembre 2021, evidenzia come, dall’analisi delle bozze (ancora preliminari) dei Piani Strategici Nazionali di 21 Stati europei, solo il 19% degli eco-schemi proposti ha una probabilità di raggiungere gli obiettivi ambientali dichiarati, il 40% per poter essere efficaci necessiterebbe di modifiche sostanziali, il 41% risulta completamente disallineato rispetto agli obiettivi di tutela dell’ambiente e contrasto ai cambiamenti climatici.

In questa direzione sembra purtroppo muoversi anche l’Italia, a giudicare da quanto al momento proposto, e, se non verranno apportate sostanziali modifiche alla bozza di Piano attuale. Il risultato sarà un falso green-washing e non una vera innovazione della nostra agricoltura.

Una ampissima coalizione di Associazioni, lanciata inizialmente da Associazione Medici per l’Ambiente, AIAB, Associazione Agricoltura Biodinamica, FAI, Federbio, Legambiente, LIPU, Pronatura e WWF, ma oggi allargatasi a ben 89 soggetti associativi, ha lanciato un manifesto con proposte e indicazioni perché il Piano Strategico Nazionale italiano possa davvero andare nella direzione di un’agricoltura sostenibile sia da un punto di vista ambientale che sociale, attenta al clima, capace di sostenere l’agricoltura sociale e le comunità rurali. Il manifesto è scaricabile, insieme a molta altra documentazione utile, sul sito della coalizione (https://www.cambiamoagricoltura.it).

Proposte come queste saranno ascoltate?

Vorrà il Governo Italiano creare le basi per una agricoltura nuova, biodiversa e sociodiversa, oppure tutto continuerà immutato all’insegna del ‘business as usual’?

Altro

Data di pubblicazione: 14 Gennaio 2022

Autore: Redazione

© 2024 Associazione Ecoló - Codice fiscale

designed with by FILARETE | DIGITAL AGENCY