Pochi giorni fa abbiamo appreso dell’abbattimento dell’area boscata che si trova nella zona di Novoli, tra via Geminiani (a ovest), via Carraia (a nord) e la ferrovia (a est).
Da quando abbiamo iniziato questa consiliatura, abbiamo cercato di conoscere, studiare e approfondire il più possibile le tante situazioni legate al verde della nostra città: verde curato, attrezzato, spontaneo, progettato, gestito e non gestito.
Un grande aiuto in tal senso è stata la pubblicazione del Piano del Verde e degli Spazi Aperti, risorsa preziosa per conoscere e, successivamente indirizzare interventi e progetti pubblici e privati con un’attenzione ancora maggiore verso la tutela e la valorizzazione dei contributi apportati dalla natura in città.

In questo percorso, abbiamo posto un’attenzione particolare alle aree urbane abbandonate (ad esempio: aree industriali e militari dismesse, cantieri edili non ripristinati) dove la libera successione vegetazionale ha portato alla formazione nel corso degli anni di veri e propri boschi. Lo abbiamo fatto presentando un ordine del giorno, proprio al Piano del Verde (ODG 2025/00421 “Aree boscate urbane e monitoraggio”), che è stato discusso e votato favorevolmente in Commissione Ambiente a dicembre 2025, potendo anche approfondire il tema grazie al contributo del Dott. Trentanovi, Ricercatore dell’Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri del C.N.R. (https://www.comune.firenze.it/novita/area-stampa/comunicati-stampa/graziani-presidente-commissione-vi-mappare-e-lavorare-sulle).
Per andare oltre, uscendo anche dai passaggi formali e istituzionali, abbiamo organizzato a fine aprile alla biblioteca delle Oblate l’evento “Natura spontanea a Firenze: occasione di rigenerazione urbana”, con la partecipazione anche di esponenti dell’amministrazione comunale (https://www.ecoloitalia.it/2026/04/19/la-natura-spontanea-come-risorsa-per-la-citta-il-confronto-a-firenze/).
In tutti questi passaggi, uno degli esempi riportati e analizzati, come polmone verde forestale, è stata proprio l’area di via Geminiani. Quest’area forestale è oggi sostanzialmente rimossa, in un quartiere densamente edificato e assediato dal traffico, cancellando un prezioso ecosistema spontaneo, risultato di anni di libera evoluzione, senza calcolare i contributi (in termini ad esempio di mitigazione dell’isola di calore, assorbimento di inquinanti e biodiversità) che esso garantiva. Senza considerare che l’intervento è avvenuto nel periodo di nidificazione di molte specie di uccelli che frequentavano l’area.
Siamo consapevoli che l’area versasse in una situazione di degrado legata a fenomeni di spaccio, abbandono di rifiuti, insediamenti abusivi e numerose sono stata le segnalazioni pervenute da cittadine e cittadini, sia all’amministrazione che alla polizia locale. Comprendiamo anche, che la stessa amministrazione abbia dovuto provvedere con un’ordinanza per intimare al privato di intervenire per rimuovere i rifiuti, gli insediamenti abusivi, e mettere in sicurezza l’area.



Quello che non comprendiamo è come questa richiesta abbia portato agli effetti che abbiamo constatato, con l’irrecuperabile perdita del valore ecologico che ne deriva. Pensiamo che la sicurezza e il decoro si garantiscono con il controllo del territorio, la bonifica e la gestione sociale e non abbattendo alberi e distruggendo un ecosistema forestale tanto prezioso per quanto non accessibile.
Anche quando si interviene su aree private, la progettazione deve essere coerente con le azioni di adattamento della città al cambiamento climatico, massimizzando e preservando il più possibile i contributi ecosistemici degli alberi, e in particolare dei rarissimi boschi esistenti in città.
Nei prossimi giorni verificheremo se l’azione di abbattimento da parte del privato sia andata oltre rispetto a quanto richiesto e a quanto consentito dalle normative, a partire da regolamenti comunali fino alle normative regionali e nazionali di tutela ambientale e paesaggistica. In ogni caso dobbiamo sicuramente fare anche autocritica, come partecipanti all’amministrazione comunale, evidentemente si deve fare di più per indirizzare interventi sul verde, anche dei privati, sostenendo pratiche coerenti con la tutela della biodiversità in città.
Questo episodio dimostra quanto sia importante intervenire nella direzione indicata dal nostro ordine del giorno. Una mappatura e una valutazione preventiva di queste aree negli strumenti di pianificazione avrebbero potuto evitare quanto accaduto e sono fondamentali per proteggere questi ecosistemi da situazioni simili in futuro.