La natura spontanea come risorsa per la città: il confronto a Firenze

Si è tenuta a Firenze una giornata dedicata alla natura spontanea con esperte/i, decisori politici e società civile.

Ma cos’è la natura spontanea urbana?

Negli spazi urbani esiste una natura che sfugge alla pianificazione, che non nasce da un progetto ma da processi spontanei, spesso invisibili fino a quando non impariamo a riconoscerli. È la natura che cresce nelle aree industriali e militari dismesse, nei cantieri abbandonati, negli incolti: luoghi marginali, apparentemente vuoti, che in realtà si trasformano in ecosistemi complessi e vitali.

Questa natura spontanea non è il risultato di interventi programmati e non segue schemi prevedibili. Si sviluppa liberamente, accogliendo una varietà di specie, e dando forma a un mosaico di verde urbano non intenzionale, fatto di piccoli frammenti ma anche di spazi estesi. Proprio in questa apparente casualità risiede una delle sue principali ricchezze.

Queste aree possono infatti contribuire in modo significativo alla biodiversità urbana, alla ricucitura dei paesaggi frammentati e al contrasto delle isole di calore. Possono aiutare a rigenerare suoli degradati o contaminati e offrire nuove opportunità per attività educative e ricreative. Allo stesso tempo, rappresentano una risorsa preziosa per le politiche di rigenerazione urbana, perché permettono di ripensare e restituire valore a suoli già consumati, coinvolgendo attivamente la cittadinanza nella loro cura e valorizzazione.

Eppure, nonostante queste potenzialità, la pianificazione urbanistica continua spesso a ignorarle o a considerarle come presenze temporanee, destinate prima o poi a essere sostituite da nuove trasformazioni. Il loro destino resta quindi incerto, sospeso tra abbandono e possibilità.

È proprio da questa consapevolezza che è partita la giornata di lavoro di ieri (qui il link alla registrazione) , dedicata a riportare queste aree al centro del dibattito pubblico: capire quali siano a Firenze, dove si trovino, quali strumenti possano essere attivati per riconoscerle e valorizzarle, quali attori coinvolgere e quali conflitti affrontare.

Laghetto del Parco dell’ Arcingrosso

La mattinata ha messo in dialogo prospettive diverse — ambientali, urbanistiche e sociali — restituendo tutta la complessità del tema. Giovanni Trentanovi del CNR ha offerto una chiave di lettura capace di evidenziare non solo le criticità ma anche le grandi opportunità legate a questi ecosistemi urbani. A seguire, Roberta Bartoletti dell’Università di Bologna ha proposto di leggere queste aree come beni comuni, sottolineando il ruolo dei patti di collaborazione come strumento concreto per la loro gestione condivisa.

Il contributo scientifico è proseguito con gli interventi dei ricercatori del CREA, Alessandro Campanaro e Alice Lenzi, che hanno approfondito il tema della biodiversità urbana e l’importanza di monitorarla anche attraverso strumenti di scienza partecipata, rendendo i cittadini parte attiva nella produzione di conoscenza.

Molto spazio è stato dedicato alle esperienze dal basso, che mostrano come sia già possibile attivare percorsi di rigenerazione e cura dei beni comuni. Sono stati raccontati il progetto RicciOrto, con Claudio Catapano e Gabriele d’Angelo, l’esperienza di rigenerazione LUMEN con Alessandro Bezzi e quella dell’associazione Natura e Boschi con Lorenzo Tinacci, impegnata nella gestione partecipata di un’area boschiva sopra Firenze. Anche il WWF, attraverso Carlo Scoccianti, ha portato un’esperienza concreta, raccontando il percorso di rinaturalizzazione della Piana fiorentina e il ruolo fondamentale dei volontari nella tutela di habitat e specie.

Nel corso della giornata sono emerse anche esperienze di riappropriazione e gestione collettiva di ecosistemi spontanei in diversi contesti italiani: dal Monumento Naturale Lago ex SNIA (Roma), raccontato da Sabrina Baldacci del Forum Territoriale Permanente al Progetto Goccia di Milano con Gianluca Rapaccini di Terrapreta, fino al Bosco Urbano Rodari di Modena, presentato da Emanuela Luppi del Comitato BoschiAmodena. Esperienze diverse ma accomunate dalla capacità di trasformare spazi marginali in luoghi vissuti, curati e riconosciuti.

 Lago EX SNIA (Roma)

Progetto Goccia, Terrapreta (Milano)

Il dialogo con le istituzioni ha rappresentato un altro passaggio importante della giornata. Sono intervenute la Vicesindaca e Assessora all’ambiente Paola Galgani e l’Assessora all’urbanistica Caterina Biti, in un confronto aperto con il mondo della ricerca e della società civile. Un ringraziamento anche alla Sindaca Sara Funaro per la sua partecipazione.

Per Ecolò, questo appuntamento si inserisce in un percorso più ampio di conoscenza e costruzione di strumenti, che guarda sia alla mappatura partecipata della biodiversità tramite l’iniziativa “Specie in Comune” sia alla possibilità di attivare pratiche concrete di rigenerazione. Come hanno ricordato Caterina Arciprete e Giovanni Graziani durante l’iniziativa “I prossimi passi andranno proprio in questa direzione: individuare alcuni contesti significativi su cui sperimentare interventi che partano dal riconoscimento dei valori ecosistemici già presenti”.

Il percorso proseguirà il 9 maggio alle 9:30 con una passeggiata naturalistica nell’area tra la Palude delle Piagge e l’Arno: un’occasione per osservare da vicino questi spazi e continuare a costruire, insieme, nuovi modi di abitare la città.

Ecologia Firenze Senza categoria Urbanistica Verde pubblico Wild Life

Data di pubblicazione: 19 Aprile 2026

Autore: pbrunori

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