Tram ed alberi: le nostre infrastrutture richiedono cura

“Buttano giù gli alberi, è uno scempio…” Lo sentiamo dire spesso, in giro per Firenze. E la risposta breve è: no, non è così semplice, ma non è nemmeno tutto a posto. Se vi interessa la risposta lunga, proviamo a parlare dell’impatto dei lavori per la tramvia sul verde.

La nuova rete tramviaria è un pezzo fondamentale della transizione ecologica di Firenze: meno auto, più spazio pubblico, un contributo vero, non a parole, alla lotta ai cambiamenti climatici. Un mezzo affidabile e comodo a disposizione di tutti. Ma un cantiere di queste dimensioni ha un costo di breve periodo, ed è innegabile: impatta sulla vita quotidiana della città e sul suo patrimonio verde.

E il verde, quest’estate lo abbiamo capito bene, non è un arredo urbano: è ciò che rende le città vivibili quando le temperature salgono è un elemento imprescindibile per l’equilibrio ecosistemico, anche in città. Tutelare gli alberi esistenti e costruire la tramvia non sono due obiettivi in conflitto: devono stare insieme, per forza.

La buona notizia è che, anche grazie alle cittadine e cittadini, qualcosa si è già mosso: scavi meno profondi, tracciati aggiornati, modifiche alla viabilità pensate apposta per salvare più alberi possibile. Lo si vede bene nei progetti aggiornati delle prossime linee in cantiere:

Ma le migliorie tecniche, da sole, non bastano. Senza vigilanza costante su chi materialmente esegue i lavori, le regole restano parole scritte bene su un foglio.

Firenze non parte da zero. Il Comune ha un Regolamento del patrimonio arboreo della città (Delibera di Consiglio Comunale n. 58/2016, testo integrale qui), e due articoli in particolare parlano chiaro ai cantieri.

Articolo 9 – Lavori in presenza di alberi. Scavare vicino a un albero non è libero: dentro la Zona di Rispetto dell’Albero (ZRA) serve il via libera degli uffici tecnici, e ogni variazione va segnalata. Vietati i mezzi meccanici: si scava a mano o con aspiratori. Le tubazioni passano sotto le radici grandi, mai attraverso. Se una radice va tagliata, il taglio dev’essere netto e disinfettato. Gli scavi non possono restare aperti più di una settimana, e le radici esposte vanno protette dal gelo e mantenute umide. Vietato in assoluto: sversare sostanze nocive, accendere fuochi, impermeabilizzare il suolo, alterare il livello del terreno, piantare chiodi o cartelli nella corteccia.

Articolo 10 – Aree di cantiere. Chi conduce il cantiere è obbligato a proteggere ogni albero: il tronco va “ingabbiato” con tavole di legno e materiale cuscinetto, e se si usano bracci mobili va protetta anche la chioma. Sopra le radici, mezzi vietati (salvo aree già pavimentate) e niente costipamento del terreno. L’Amministrazione può anche chiedere, a spese dell’impresa, controlli di stabilità e prove di trazione sulle piante.

C’è pure un sistema sanzionatorio, con tanto di disciplinare attuativo basato sul risarcimento del danno da parte di chi lo provoca.

Insomma: sulla carta, il quadro normativo è avanzato e completo. Il problema non è scrivere regole migliori. Il problema è farle rispettare.

Non per colpa delle regole, ma, secondo noi, secondo una cultura del cantiere che ancora non mette gli alberi al centro, a maggior ragione quando è necessario che i lavori proseguano con rapidità, pena la perdita dei finanziamenti, capita di riscontrare talvolta alcuni danni ed errori:

1. Radici ferite da scavi troppo a ridosso del tronco. Il danno peggiore è anche il più subdolo: non si vede subito. Compare anni dopo, quando parti della chioma iniziano a seccare e i patogeni entrano dalle ferite lasciate sulle radici. E a seconda di dove e quanto è stata colpita l’architettura radicale, l’albero può anche diventare instabile.

L’immagine non si riferisce a un intervento specifico ma è esclusivamente esemplificativa.

2. Tronchi urtati dai mezzi di cantiere. Un colpo di escavatore, un mezzo che passa troppo vicino: basta poco per aprire una ferita nella corteccia. E da lì entrano patogeni pericolosi, come il cancro colorato.

L’immagine non si riferisce a un intervento specifico ma è esclusivamente esemplificativa.

3. Materiali da costruzione accatastati alla base degli alberi. Sembra innocuo, non lo è: il peso costipa il terreno e soffoca le radici. Il suolo pressato diventa impermeabile, la pioggia scivola via invece di infiltrarsi, e l’albero, già sotto stress da caldo, si ritrova anche senz’acqua.

L’immagine non si riferisce a un intervento specifico ma è esclusivamente esemplificativa.

4. L’asfaltatura o stesa di cemento eseguita fin sotto la chioma dell’albero. Riduce gli scambi gassosi dell’apparato radicale con l’esterno, venendo così a mancare l’ossigenazione. L’apparato radicale sottoposto così ad asfissia, tende a marcire e seccare. Oltre a questo, le piogge non potranno portare benefici, bensì aumenterà l’effetto ruscellamento verso le caditoie

L’immagine non si riferisce a un intervento specifico ma è esclusivamente esemplificativa.

E’ possibile migliorare la situazione attuale oltre a svolgere le necessarie attività di vigilanza? Di seguito alcune proposte strutturali:

Rafforzare il percorso di coinvolgimento dei Custodi del Verde perché valorizzi persone esperte e associazioni con competenze sul tema che volontariamente possano segnalare criticità anche legate ai cantieri, proporre all’amministrazione puntuali interventi e miglioramenti, sia dal punto di vista organizzativo che d’intervento.

Nella programmazione e pianificazione di messa a dimora di nuove alberature, oltre a seguire criteri di priorità così come definito dal Piano del Verde e degli Spazi Aperti, si valuti anche di intervenire in quelle aree che saranno interessate negli anni a venire da realizzazione di infrastrutture o interventi di carattere vegetativo che potrebbero portare alla necessità di abbattimenti, andando ad applicare il concetto di “pre-sostituzione” ossia piantare un nuovo albero in prossimità di quello eventualmente da abbattere. Questa pianificazione concede alle nuove alberature di attecchire e fornire maggiori benefici ecosistemici nel momento degli abbattimenti futuri.

Privilegiare sempre, nei progetti di compensazione dovuta ai tagli di alberature esistenti, il recupero della copertura vegetale data dalla chioma degli alberi rimossi, a garanzia di un effettivo bilancio positivo, individuando criteri oggettivi (ad esempio rapporto tra la superficie della chioma persa e quella di nuovo impianto) da inserire anche negli strumenti regolatori del Comune, come il Regolamento arboreo e i disciplinari attuativi.

Proteggere gli alberi oggi ha un peso diverso rispetto a dieci anni fa. Con le temperature che continuano a salire, ogni albero salvato in città è un piccolo argine contro i periodi di caldo che sicuramente attraverseremo. Costruire la tramvia in un tessuto urbano denso è complesso, a volte al limite dello spazio disponibile, lo capiamo. Ma la complessità non è una scusa per abbassare la guardia: è il motivo per cui bisogna alzarla.

Quello che l’Amministrazione deve fare, senza eccezioni: esercitare davvero l’alta vigilanza prevista dall’articolo 7 del disciplinare, con Direzione Ambiente, Direzione Mobilità e Infrastrutture e Polizia Municipale che controllano, non solo sulla carta, che il Regolamento venga rispettato in ogni cantiere.

Quello che potrebbe fare in più, e che le chiediamo di fare:

  • Più sopralluoghi, con report pubblici. Tecnici incaricati che verificano il rispetto del Regolamento e producono una reportistica consultabile, non un controllo che avviene e sparisce.
  • Una patente a punti per le imprese. Come già avviene in altri settori: criteri premianti e penalizzanti nei bandi di gara, legati al comportamento reale delle ditte sul rispetto delle alberature.
  • Più dialogo con chi vive la città. Sportelli dedicati o comunicazioni mirate sul modello di quelle già usate per le modifiche alla viabilità, per informare sui cantieri e raccogliere segnalazioni di chi gli alberi li guarda ogni giorno.
  • Un sistema di segnalazioni che funzioni davvero. Oggi il portale 055055 apre ticket che troppo spesso vengono chiusi appena ricevuti, senza un intervento reale. Serve tracciamento pubblico, verificabile, dello stato dei lavori su ogni albero segnalato, non solo la conferma che la segnalazione è arrivata.
  • Recepire le proposte migliorative riportate sopra per progettare il verde pubblico di domani
tramvia Verde pubblico

Data di pubblicazione: 22 Settembre 2026

Autore: Redazione

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