Progettiamo l’area attorno alla stazione AV per le persone, non per le auto

Finalmente si comincia a parlare del futuro delle aree intorno alla nuova stazione AV, che fra poco sarà conclusa, ma ancora non è chiaro da quali cambiamenti sarà accompagnata. Ne abbiamo parlato su Repubblica il 26 luglio.

Il nostro intervento ha suscitato una risposta di Roberto Vedovi di FirenzeCheVorrei. Alle sue critiche proviamo a rispondere punto per punto.

Gentile Roberto Vedovi,

Ho letto con molto interesse l’articolo pubblicato sul sito “Firenze che vorrei”, mi fa piacere rispondere puntualmente. Inizio dalla fine: il collegamento fra stazione AV e SMN. Siamo consapevoli che migliaia di persone scenderanno alla Foster e vorranno raggiungere SMN e siamo consapevoli che la T2 non basterà per svolgere questo servizio. Noi siamo convinti che la connessione AV-SMN si possa fare con una serie di tapis roulant, come si fa in molti aeroporti dove la lunghezza dei terminal è anche superiore ai 950 mt di distanza che devono essere coperti. Pensiamo che questa sia la soluzione giusta perché costa meno realizzarla e sarà sicuramente gratuita per tutti gli utenti. Il rischio altrimenti è che ci ritroviamo con un’infrastruttura costosa, con tempi lunghi di realizzazione e che prevede un biglietto. Un biglietto che renderebbe più costoso spostarsi in treno e quindi più conveniente usare altri mezzi, come l’auto. Quindi la contrarietà al people mover è fondamentalmente una contrarietà a un modo di collegare le due stazioni che prevede un biglietto. Il caso di Bologna, dove una tratta per l’aeroporto costa 12,80 € per percorrere 5 km, e quello di Pisa, dove costa 6,50 € per percorrere 1,8 km, sono emblematici. Se immaginiamo che il caso di Firenze sia in proporzione il costo potrebbe essere attorno ai 3€. Un serio disincentivo a spostarsi da una stazione all’altra: se per arrivare alla nuova stazione occorrerà cambiare dalla tramvia (o dal treno) al people mover, i tempi e il disagio derivati dalla rottura di carico, più l’eventuale biglietto aggiuntivo, saranno tali da far preferire a molti il mezzo privato.

Proprio perché vogliamo minimizzare la possibilità che qualcuno raggiunga la stazione AV in auto, a danno dei residenti, vogliamo essere sicuri che la connessione con SMN sia gratuita per tutti. E qui va detto che il cantiere della Foster ci ha già dato un esempio di come si possa fare bene: il trasporto di materiali e terra di scavo avviene sui binari sovrastanti, invece che con mezzi pesanti attraverso la città, senza dare fastidio al quartiere. È la dimostrazione che si può progettare con intelligenza, e la stessa logica dovrebbe valere per come la stazione verrà servita una volta aperta: puntando su treni regionali veloci e su un vero servizio ferroviario metropolitano, che colleghi ad alta frequenza Prato con Statuto-Campo di Marte ed Empoli con Guidoni-Santa Maria Novella, sfruttando i nodi di Castello, Guidoni, Statuto, Rifredi e Campo di Marte già connessi alla rete tramviaria verso Novoli, il centro, Firenze Sud e Coverciano. Questo, insieme al collegamento diretto con le linee di tramvia, ci sembra il modo giusto per rendere la Foster attrattiva senza ingolfare il quartiere di traffico su gomma.

Per quanto riguarda invece i parcheggi, nessuno vuole minimizzare la difficoltà che i residenti dell’area sperimentano ogni giorno. Ma occorre che ci rendiamo conto che in futuro il numero di auto dovrà essere minore in città. L’idea che in città ci si sposti in auto non è stata una buona idea. L’abbiamo avuta per decenni in Italia, per vari motivi, ma ora siamo tutti consapevoli che si tratta di un’idea insostenibile. Non si tratta di proibire. Si tratta di offrire alternative sempre più attraenti, che siano scelte spontaneamente da sempre più fiorentini. Ed è anche per questo che siamo contrari a un’ipotesi che è circolata nelle dichiarazioni di giunta comunale e regionale: quella di una nuova strada parallela alla ferrovia, che taglierebbe in due un quartiere in gran parte residenziale, accompagnata da grandi parcheggi e stazioni per pullman turistici e NCC. Sarebbe una scelta incoerente, proprio mentre gli autobus di linea si stanno riducendo a favore della tramvia. Via Circondaria e Viale Redi sono già strade ampie, sufficienti a garantire l’accesso alla Foster: non serve una nuova strada. Nell’area che si libererà lungo la ferrovia riteniamo prioritario un percorso ciclabile e pedonale alberato, con materiali permeabili, che permetta a chi abita in zona di raggiungere agevolmente il centro, Careggi e Rifredi, distanti in linea d’aria poche centinaia di metri, senza dover per forza prendere un mezzo. Quanto ai posti auto, pensiamo si debbano recuperare quelli persi dai residenti in questi anni, preferibilmente con parcheggi ombreggiati da pensiline fotovoltaiche o alberi, mentre la quota di parcheggio dedicata a chi raggiunge la stazione con l’auto deve restare minima, in linea con quella delle altre stazioni urbane.

La tramvia è stata la risposta scelta, fin dai tempi di Mario Primicerio, per dare un’alternativa ai fiorentini che, dopo aver sopportato ingenti costi dovuti ai lavori, si ritrovano con strade riqualificate e un servizio puntuale, comodo e veloce. Per noi vedere via dello Statuto o viale Morgagni oggi e ricordare come si viveva in quelle strade venti anni fa rende l’idea: la tramvia ha migliorato la vita di migliaia di persone, la prima infrastruttura in città dai tempi dei viali del Poggi, che sia riuscita a riqualificare interi quartieri.

Ma ora veniamo al punto fondamentale, su cui sembra che abbiamo in mente la stessa città, una città piena di alberi, arbusti, corsi d’acqua, in grado di mitigare le ondate di calore, arricchire la biodiversità e fornirci un ambiente urbano più salutare e bello.

Per realizzare questo progetto abbiamo bisogno di spazio. Spazio che oggi è dedicato ad altro. È probabile che dovremo costruire parcheggi a più piani per far spazio al verde, nessuno si illude che le auto spariscano da un giorno all’altro, ma occorre farlo. Occorre un grandioso piano di forestazione di Firenze, che diventi una città dove si può vivere anche d’estate, malgrado le ondate di calore. Su questo grande obiettivo, che non prevede solo alberi ma anche climatizzazione degli spazi pubblici, ad iniziare dalle scuole, possiamo e dobbiamo essere compatti e agire insieme. Quando un albero viene abbattuto, si stringe il cuore, ma in alcuni casi è necessario o inevitabile: ciò non toglie che ovunque sia possibile occorre dare priorità al verde, a una progettazione che metta al riparo i fiorentini dagli effetti del cambiamento climatico.

Firenze Firenze verde Urbanistica Verde pubblico

Data di pubblicazione: 29 Agosto 2026

Autore: Redazione

© 2026 Associazione Ecoló - Codice fiscale 94300560482

designed with by FILARETE | DIGITAL AGENCY