Andrea Sbarbaro, psicologo, attivista e docente a contratto presso l’Università di Genova è fra gli ispiratori della proposta di divieto di “pubblicità fossile” che Ecoló sta promuovendo e che è in discussione a Firenze. Ci racconta chi è, come nasce l’idea e cosa potrà cambiare in città se verrà approvata.
Come reagirà una parte dell’opinione pubblica alla proposta di divieto delle pubblicità che promuovono consumo di fossili?
Ciao Andrea, grazie per la tua disponibilità a rispondere alle nostre domande.
Partiamo dalla fine. Sai già come reagirà una parte dell’opinione pubblica alla proposta di divieto delle pubblicità che promuovono consumo di fossili… cosa rispondi a chi dice che si tratta dell’ennesimo assurdo divieto concepito da una classe politica che non ha idea di quali siano i reali problemi della gente?
Ciao e grazie mille per l’invito! Come esseri umani tendiamo ad adottare una mentalità conservatrice, da psicologo lo posso confermare: spesso non ci piacciono i cambiamenti. Tuttavia fino a pochi anni fa, le stesse critiche venivano mosse dall’opinione pubblica per il divieto di fumare nei luoghi chiusi: c’era chi gridava alla limitazione della libertà personale, chi diceva che la politica avrebbe dovuto occuparsi di altro. Eppure come reagiremmo oggi, se in treno, in pizzeria o al cinema qualcuno fumasse accanto a noi?
I dati li avevamo già: sapevamo tutti che tabacco e fumo sono fortemente cancerogeni, così come oggi è universalmente riconosciuto che le fonti fossili sono tra i principali responsabili della crisi climatica in atto. È una questione di percezione, e la pubblicità ha il potere di plasmare quello che percepiamo come “normale” e socialmente accettato.
Una recente ricerca di Harvard sostiene che una morte su cinque in tutto il mondo sia imputabile all’inquinamento di fonti fossili. E a chi pensa che il “mondo” sia un luogo davvero lontano e che non ci riguarda, suggerisco di farsi un bel giro sul sito del Barcelona Institute for Global Health e vedere i numeri delle morti premature dovute all’inquinamento dell’aria proprio a Firenze, la stima parla di centinaia di persone all’anno. Ancora sicuri che la politica si dovrebbe occupare di altro?

Facciamo un passo indietro. Chi sei e come mai di occupi di pubblicità dannose?
Seguo questo tema con Cittadini Sostenibili APS, un’associazione no-profit di cui sono uno dei fondatori e l’attuale presidente. Insieme a circa quaranta soci e socie, ci occupiamo di portare avanti attività e campagne su temi che riguardano ambiente, salute e economia nella cornice dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
Quando abbiamo visto altre città del calibro di Amsterdam, Sidney, Edindurgo, Sheffield adottare leggi o regolamenti per limitare le pubblicità inquinanti, ho pensato: perché non provare a introdurre anche in Italia questo tema? Così abbiamo iniziato a scrivere a tutti i gruppi politici del Comune di Genova, di qualsiasi colore e bandiera politica, cercando sensibilità comuni e alleanze su questa battaglia.
Cosa è esattamente una “pubblicità fossile”?
Questa è un’ottima domanda. Dico davvero, ci sono realtà che stanno cercando di “normare” a livello europeo una risposta univoca e condivisa. Al momento, ognuna delle oltre 40 città che nel mondo hanno già approvato dei limiti alla “pubblicità fossile” lo ha fatto con tante similitudini, ma anche alcune differenze.
In linea generale, potremmo dire che le “pubblicità fossili” sono quelle legate a prodotti e servizi particolarmente inquinanti legati alla combustione di fonti fossili, quali ad esempio: gas, carbone, petrolio, benzina, diesel… ma come sappiamo bene, non è così comune vedere sui tabelloni pubblicitari la pubblicità di un barile di petrolio, non è vero?
Per questo motivo, i divieti ad oggi in essere riguardano in prevalenza prodotti quali crociere, SUV e veicoli con motore a combustione, voli aerei.

Entrando nel dettaglio della proposta: cosa prevede il divieto?
La proposta prevede l’adozione di divieti o restrizioni alle pubblicità inquinanti, all’interno degli spazi pubblici, quali fermate del bus, treno, metro, tram. Alcune città in Olanda, tra cui l’Aia, hanno addirittura esteso il divieto a tutti gli spazi pubblicitari cittadini, pubblici e privati.
L’obiettivo è combattere la percezione di “normalità” di prodotti e servizi che sono particolarmente dannosi per l’ambiente e per la salute delle persone.
Ma può un Comune agire da solo? Non dovrebbe pensarci l’Italia o l’Europa?
Certamente un Comune può agire, su questo e altri temi. Nel caso delle pubblicità fossili, i Comuni hanno ad esempio competenze specifiche in materia di regolamentazione delle pubblicità, gestione e concessione degli spazi pubblici pubblicitari. In Olanda, per quanto riguarda il divieto di pubblicità fossili adottata dalla città dell’Aia, un tribunale ad aprile 2025 ha dato pienamente ragione al Comune, ritenendo il divieto valido e che le sue ragioni fossero sufficientemente motivate dalla possibilità di contribuire a contrastare gli effetti del cambiamento climatico e a migliorare la salute delle persone in città.
È estremamente prezioso quando i Comuni e le città si muovono: in una dimensione locale, possono trovare più facilmente spazio idee e buone pratiche che a livello nazionale o europeo troverebbero una strenua opposizione da parte delle lobby legate alle fonti fossili. Non è la trama di un film, è la semplice constatazione che ci sono letteralmente migliaia di professionisti il cui lavoro è influenzare le leggi nazionali e europee, spesso indebolendo le proposte meno vantaggiose per le aziende e lasciando che a pagare il costo delle “esternalità” prodotte da quelle aziende sia la comunità pubblica, cioè tutti noi.”
Ci sono altri comuni in Italia o nel mondo che si sono mossi per un divieto?
Certamente sì! Al momento siamo ad oltre 40 città nel mondo, e tutto questo è successo nello spazio di una manciata di anni. L’appello per questo divieto è stato lanciato nel 2024 da Antonio Guterres, Segretario Nazionale delle Nazioni Unite, che ha chiesto ai governi di adottare restrizioni rispetto a questo tipo di pubblicità. L’attenzione su questo tema è destinato a crescere: si tratta non solo di piccoli comuni, ma anche capitali e grandi città, in diversi continenti – pensiamo a Sidney, Amsterdam, Liverpool, Toronto, Utrecht, l’Aia.
La lista delle città è in continuo aggiornamento sul sito mondiale della campagna “World Without Fossil Fuel Advertisement”, un mondo senza pubblicità legate alle fonti fossili.
Il divieto funziona? Esistono evidenze che dimostrano che vietando la pubblicità si ottiene qualcosa?
Sì, funziona, secondo la scienza migliore che abbiamo a disposizione oggi. Abbiamo abbastanza dati e ricerca scientifica per supportare questa risposta.
Oltre a essere tra le misure esplicitamente consigliate nel sesto report prodotto nel 2022 dall’IPCC, il panel intergovernativo sul cambiamento climatico che è a livello globale uno dei punti di riferimento in materia, esistono studi recentissimi – anche del 2025 – che dimostrano come questo tipo di divieti possa incentivare la ricerca di soluzioni sostenibili e innescare meccanismi di cambiamento virtuoso. L’elenco completo di articoli e pubblicazioni a favore di queste tesi è aggiornato sul sito mondiale della campagna, tra le domande richieste più frequentemente o FAQs.”
Più in generale, vedi, come noi, questa campagna come un piccolo tassello di un’enorme transizione che dobbiamo compiere? Ci sono altri provvedimenti urgenti che ritieni fondamentali e raggiungibili con gli strumenti in mano a un Comune?
Sono d’accordo con questa visione, un divieto come questo è un importante, ma piccolo, tassello in un quadro più ampio. La transizione ecologica è un percorso complesso, che riguarda tanti aspetti: ambiente, salute, economia, società…
Credo che i Comuni possano fare davvero molto. Ci sono addirittura “banche dati” di buone pratiche, come in Italia GELSO che raccoglie buone prassi di sostenibilità ambientale, curata dall’ISPRA, o Project Drawdown a livello globale.
Per quanto riguarda azioni urgenti che un Comune può affrontare oggi, non posso non menzionare alcuni spunti di lavoro, manuali e linee guida:
– la guida per la transizione energetica nei comuni italiani e la check-list operativa per i Comuni, creata da Cittadini Sostenibili e Beyond Fossil Fuels con il supporto di Legambiente e Rinascimento Green
– I vademecum per i Comuni per ridurre i rifiuti da plastica monouso, prodotti da ANCI Emilia-Romagna
Oltre a questi spunti e strumenti, mi piace menzionare al termine dell’intervista anche una scelta a tema “denaro”, visto che purtroppo siamo in un periodo storico dove viviamo forti pressioni affinché soldi pubblici vadano a finire a finanziare il riarmo. Pochi anni fa, enti pubblici come la Regione Emilia Romagna avevano con una nota pubblica evidenziato la propria volontà di adottare dei meccanismi di scelta che privilegiassero banche che non commerciassero in import, export o transizione di armamenti, prendendo distanza dalle cosiddette “banche armate”
Anche nella regione dove vivo, l’Ordine degli Psicologi della Liguria aveva pubblicato una nota pubblica analoga. Oggi più che mai, è importante che gli enti locali e pubblici dichiarino (addirittura pubblicamente!) queste scelte, perché la transizione ecologica è più facile da realizzare in una società di Pace, e drammaticamente più difficile in una società di guerra.
Foto di copertina www.greenpeace.org