Chi ha paura della patrimoniale?

Spauracchio elettorale della destra, proposta in modo spesso non convinto dalla sinistra l’imposta patrimoniale rimane un tabù per il sistema fiscale italiano. Per cercare di capire e andare oltre gli slogan abbiamo intervistato Letizia Ravagli, ricercatrice dell’IRPET e fra gli autori del recente studio “È giunto il momento di una patrimoniale?”

Ecoló: Ciao Letizia, grazie per la tua disponibilità. La patrimoniale è spesso usata come spauracchio dalla destra, talvolta proposta, con poca convinzione dalla sinistra, la “tassa sui ricchi” rimane per tanti un oggetto misterioso. Ci puoi per prima cosa spiegare cosa si intende veramente quando si parla di “imposta patrimoniale”?

Letizia Ravagli: Una patrimoniale è un prelievo imposto sul possesso di patrimonio. Può gravare su un singolo cespite, come una casa o un deposito bancario, o sull’intero patrimonio di un individuo o di una famiglia. Può essere proporzionale o progressiva rispetto al valore del patrimonio, di natura ricorrente o straordinaria.

Ecoló: Qual è la logica economica che giustifica questo prelievo?

LR: Dal punto di vista economico, l’imposizione di una patrimoniale è giustificabile da ragioni di equità. L’imposta sul patrimonio è, infatti, un modo per ridurre la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza tra gli individui. Nelle fasi di grave crisi economica, come quella che stiamo vivendo dopo l’insorgere della pandemia da Covid-19, una patrimoniale può essere giustificata come soluzione di emergenza per reperire risorse pubbliche.

Ecoló: Alcuni dicono che la patrimoniale è ingiusta perché i risparmi sono reddito non speso e il reddito è già stato tassato al momento in cui viene percepito. Sei d’accordo?

LR: Una patrimoniale genera una doppia imposizione, ma questo non significa che sia ingiusta. Nei paesi in cui la tassazione sul reddito personale non redistribuisce adeguatamente le risorse dai ricchi ai poveri e dove le imposte sui redditi da capitale sono basse una patrimoniale può rendere l’intero sistema fiscale più equo.

Ecoló: In Italia è mai esistita una qualche forma di prelievo sui patrimoni? Cosa succede negli altri paese del mondo?

LR: In Italia esistono molteplici imposte sul patrimonio, tra le quali l’IMU-l’imposta municipale sugli immobili- e l’imposta di bollo su depositi, conti correnti e attività finanziarie. Complessivamente, generano un gettito di circa 43,6 miliardi di euro, pari al 2,5% del PIL. Non esiste, invece, un’ imposta sulla ricchezza totale netta individuale. Non va molto diversamente negli altri paesi europei che impongono patrimoniali sui singoli cespiti ma solo in tre casi- Norvegia, Spagna e Svizzera- prevedono un’imposta sulla ricchezza totale netta individuale.

Fonte: IRPET, Nota 19/2021 sugli effetti economici del Covid-19

Ecoló: La proposta di patrimoniale è stata spesso avanzata per porre un freno alla crescente disuguaglianza. Ci puoi dare un’idea di come sia realmente cambiata la disuguaglianza negli ultimi anni in Italia e in Toscana in particolare?

LR: Quello che abbiamo più volte osservato nei nostri studi è che, in Italia, la crisi economica del 2008 ha avuto effetti diseguali sui redditi delle famiglie, colpendo le più povere in misura maggiore rispetto alle più ricche. La fase di leggera ripresa degli ultimi anni, prima della pandemia, all’opposto ha favorito più i ricchi che i poveri. La disuguaglianza è, quindi, cresciuta e questo anche in Toscana, una regione che da sempre si è contraddistinta per livelli di disuguaglianza contenuti.  

Ecoló: Nello studio che avete da poco pubblicato valutate più di un’ipotesi di imposta patrimoniale in che modo differiscono l’una dall’altra? In come modo sono considerati gli immobili e in particolare la “prima casa”?

LR: Ne abbiamo valutate tre. Due sono state proposte in seguito alla crisi economica generata dalla pandemia. Quella di Guido Ortona, professore di politica economica dell’Università del Piemonte Orientale, prevede un aumento dell’attuale imposta di bollo sulle attività finanziarie ed una sua rimodulazione in una prima aliquota attorno allo 0,05% ed una seconda dell’1% per la parte più ricca della popolazione. La proposta dei parlamentari Orfini e Fratoianni, presentata con un emendamento, non approvato, alla legge di bilancio per il 2021, è un’imposta sulla ricchezza complessiva netta, inclusiva del valore della prima casa, che prevede un’aliquota minima dello 0,2% fino ad arrivare al 2% oltre i 50 milioni di euro. Prima della pandemia, l’economista Thomas Piketty aveva proposto un’imposta patrimoniale sulla ricchezza globale con un’aliquota dell’1% tra 1 milione e 5 milioni di euro e del 2% per livelli superiori.

Ecoló: Quali sarebbero gli effetti sulla diseguaglianza di queste tre alternative?

LR: Secondo le nostre simulazioni, condotte attraverso il modello di micro simulazione fiscale dell’Irpet Microreg,  la proposta di Ortona genererebbe un gettito di circa 28 miliardi, a cui contribuirebbe meno della metà delle famiglie italiane, con una esazione media di 2.194 euro. La proposta di Orfini e Fratoianni ricadrebbe su una più bassa proporzione di famiglie, il 18%, che pagherebbero in media 4.221 euro, e raccoglierebbe 19 miliardi. L’imposta proposta da Piketty sarebbe molto più concentrata sui ricchi. Solo il 6,6% delle famiglie italiane la pagherebbe, con un’imposta media di 16.905 euro all’anno, con gettito attorno ai 29 miliardi.

Ecoló: Al di là dell’effetto sulla diseguaglianza un’imposta di questo tipo ha altri effetti, più o meno desiderabili? Pensiamo ad esempio all’incentivo al risparmio o al tema dell’uguaglianza delle opportunità?

LR: Tra gli effetti desiderabili c’è sicuramente sull’eguaglianza delle opportunità, soprattutto se si pensa alle patrimoniali imposte sulle successioni di ricchezza di generazione in generazione. D’altra parte, molti sono anche i “contro” all’introduzione di una patrimoniale, dalla distorsione sulle decisioni di risparmio degli individui, ai vincoli di liquidità dei contribuenti. Un’istituzione non coordinata, almeno a livello europeo, rischierebbe una fuga dei capitali all’estero e l’espatrio fiscale.

Ecoló: Dal vostro studio sembra che la vostra preferenza sia per un’imposta poco più che simbolica. Ma allora quali strumenti si possono usare per combattere la disuguaglianza se la patrimoniale non è efficace allo scopo?

LR: Una patrimoniale progressiva applicata alle grandi ricchezza sarebbe senz’altro giusta per ragioni di equità. Riteniamo però difficile che possa, da sola, risolvere il problema della disuguaglianza e, soprattutto, quello della tenuta dei conti pubblici. Per combattere la disuguaglianza, oltre alla patrimoniale, tutto il sistema di imposte e benefici dovrebbe essere riformato, dall’Irpef ai trasferimenti alle famiglie. Prima ancora di questo, servono maggiori tutele per i lavoratori svantaggiati e investimenti per una vera ripresa del ciclo economico.

Ecoló: Grazie per la tua disponibilità Letizia.

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Data di pubblicazione: 28 Febbraio 2021

Autore: Redazione

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